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Ammirare, desiderare, chiedere: come pregare San Michele

Ti è mai capitato di pregare a lungo senza vedere alcun cambiamento?

Hai chiesto una grazia, invocato San Michele Arcangelo, ripetuto più volte la tua supplica. Eppure, dentro di te, è rimasta una domanda dolorosa:

«La mia preghiera è stata davvero ascoltata?».

Gesù ci ha lasciato una promessa chiarissima: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto».

La preghiera, tuttavia, non è una formula capace di produrre automaticamente il risultato desiderato. Non consiste soltanto nel pronunciare alcune parole.

Perché sia veramente profonda, deve coinvolgere l’intelligenza, il cuore e la volontà.

E sono tre le disposizioni interiori che possono preparare l’anima a pregare meglio San Michele: ammirare, desiderare e chiedere.

IL PRIMO PASSO: AMMIRARE

Immagina di voler vincere un difetto che ti accompagna da molto tempo.

Potrebbe essere la pigrizia, l’irascibilità, lo scoraggiamento oppure la paura. Hai già provato a combatterlo, ma continui a ricadere. Ti accorgi così che le tue sole forze non bastano.

In questo caso, prima ancora di chiedere una grazia, puoi volgere lo sguardo verso chi possiede in pienezza la virtù che ti manca.

San Michele Arcangelo, per esempio, è l’opposto della pigrizia e dell’indifferenza.

Quando Lucifero si ribellò a Dio, San Michele non rimase immobile. Si alzò immediatamente in difesa della gloria divina. L’Apocalisse lo presenta alla guida degli Angeli fedeli nella battaglia contro il drago: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il drago».

San Michele agì con prontezza, coraggio e fedeltà. Non mise sé stesso al centro. Il suo nome esprime la risposta che oppose all’orgoglio di Lucifero: “Chi è come Dio?”

Ammirare questa sua fedeltà significa riconoscere qualcosa di più grande di noi. Ed è già un atto di umiltà.

L’invidia si rattrista davanti al bene posseduto da un altro. L’ammirazione, invece, gioisce per quel bene e desidera avvicinarsi ad esso.

Quando ammiri sinceramente una virtù, cominci anche ad amarla. E quando la ami, nasce in te il desiderio di possederla.

L’AMMIRAZIONE APRE L’ANIMA ALLA GRAZIA

Questo primo movimento interiore è molto importante.

Se vuoi vincere la pigrizia, osservi e ammiri la prontezza di San Michele. Se ti senti intimorito davanti alle difficoltà, contempli il suo coraggio. Se sei tentato di mettere la tua volontà al di sopra di tutto, mediti sulla sua completa sottomissione a Dio.

L’ammirazione non ti porta a copiare esteriormente un comportamento. Ti aiuta a riconoscere la bellezza della virtù e a desiderare che quella stessa bellezza viva anche nella tua anima.

È così che il cuore si prepara alla preghiera.

IL SECONDO PASSO: ALIMENTARE IL DESIDERIO

Non ogni desiderio è profondo.

A volte vorremmo cambiare, ma soltanto per pochi istanti. Un pensiero attraversa la mente, suscita una breve emozione e poi scompare.

Il vero desiderio, invece, viene custodito e alimentato.

Se desideri seriamente vincere un difetto, ristabilire l’armonia nella tua famiglia o crescere nella vita spirituale, quella aspirazione deve mettere radici. Può essere nutrita dalla meditazione, dalla conoscenza della virtù desiderata e dalla contemplazione degli esempi santi.

L’Arcangelo Gabriele chiamò il profeta Daniele “uomo dei desideri”: un uomo animato da un’ardente aspirazione alla gloria di Dio e al bene del suo popolo.

Anche la preghiera a San Michele può nascere da desideri simili.

Attribuzione immagine: Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro

•  Il desiderio della santificazione personale.
•  Il desiderio della pace nella propria famiglia.
•  Il desiderio di rimanere fedeli alla verità.
•  Il desiderio che la Chiesa sia difesa e che tante anime ritrovino la strada verso Dio.

Quando questi desideri diventano più profondi, la preghiera smette di essere distratta o superficiale. Diventa l’espressione di qualcosa che coinvolge tutta la persona.

IL TERZO PASSO: CHIEDERE CON FIDUCIA

Dopo aver ammirato e desiderato, l’anima è pronta a chiedere.

La richiesta nasce allora in modo naturale. Non è più una frase pronunciata per abitudine, ma il frutto di una necessità riconosciuta e di un bene realmente amato.

Puoi presentare a San Michele una difficoltà concreta: una tentazione ricorrente, una decisione difficile, una debolezza spirituale o una situazione familiare dolorosa.

La preghiera diventa semplice e sincera:

“San Michele, tu che sei stato pronto nel difendere i diritti di Dio, aiutami a compiere il mio dovere”.

“San Michele, tu che sei rimasto fedele, sostienimi in questa prova”.

“San Michele, difendi la mia famiglia e aiutaci a ritrovare la concordia”.

Chiedere significa anche perseverare.

Il silenzio apparente del Cielo non indica necessariamente un rifiuto. Talvolta la risposta tarda perché il desiderio ha bisogno di essere purificato. Altre volte Dio prepara un bene diverso o più profondo di quello che avevamo immaginato.

La perseveranza non serve a piegare la volontà di Dio alla nostra. Serve a rendere la nostra anima più fiduciosa e conforme alla sua volontà.

LA PREGHIERA COMINCIA A TRASFORMARE CHI PREGA

I tre passi sono dunque strettamente uniti.

Prima viene l’ammirazione: riconosco in San Michele la virtù che ancora mi manca.

Poi nasce il desiderio: comincio ad amare quella virtù e a volerla realmente nella mia vita.

Infine, arriva la richiesta: domando con umiltà, fiducia e perseveranza la grazia di cui ho bisogno.

Forse la situazione esterna non cambierà immediatamente. Ma qualcosa può iniziare a cambiare dentro di te.

La paura può lasciare spazio alla fiducia. La pigrizia può essere scossa da un nuovo desiderio di fedeltà. Lo scoraggiamento può essere illuminato dalla certezza di non combattere da solo.

Una preghiera efficace non è soltanto quella che ottiene ciò che domanda. È anche quella che avvicina l’anima a Dio e la rende più simile alle virtù che contempla.

San Michele continua a ricordarci che nessuna difficoltà è più grande di Dio. E che anche nel mezzo della prova, quando tutto sembra immobile, il Cielo può già essere all’opera.