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«Chi è come Dio?»: la risposta che vince lo scoraggiamento
Che cosa accade nella tua anima quando preghi, lotti, cerchi di fare il bene e, nonostante tutto, sembra che il mondo ti crolli addosso?
Ci sono momenti in cui la prova più dolorosa non è la sofferenza in sé.
È non comprenderne il motivo.
Dio sembra tacere. Le difficoltà aumentano. Le nostre certezze vacillano. E dentro di noi nasce una domanda: «Perché il Signore permette tutto questo?».
È proprio in questi momenti che San Michele Arcangelo può diventare per noi un aiuto prezioso.
Non soltanto perché è il grande difensore nella battaglia contro il male, ma perché ci insegna a rimanere fedeli anche quando non riusciamo a comprendere pienamente i disegni di Dio.
UNA FONTE DELLA SAPIENZA DIVINA
Nelle Litanie di San Michele troviamo un’invocazione breve, ma profondissima: «San Michele, fonte abbondante della sapienza divina, prega per noi».
Perché l’Arcangelo viene chiamato “fonte della sapienza divina”?
La risposta si trova nella grande prova affrontata dagli Angeli.
Secondo una diffusa tradizione teologica, Dio manifestò agli angeli il futuro mistero dell’Incarnazione: il Verbo eterno avrebbe assunto la natura umana e, unendola ipostaticamente alla propria Persona divina, l’avrebbe innalzata a una dignità superiore a quella di ogni creatura angelica.
Per gli Angeli fu una prova di umiltà e di obbedienza.
Lucifero si ribellò. Non volle accettare un disegno che non corrispondeva alla sua grandezza e alle sue aspettative. Trasformò la propria intelligenza in uno strumento di orgoglio e pronunciò il suo terribile rifiuto: «Non servirò».
San Michele reagì in modo completamente diverso.
Non pretese di comprendere ogni cosa. Non mise la propria intelligenza al di sopra di quella divina. Non cercò di sottoporre il piano di Dio al proprio giudizio.
Pronunciò invece la domanda che è racchiusa nel suo stesso nome: «Chi è come Dio?».
Queste parole risolsero il problema alla radice.
Nessuna creatura è come Dio. Nessuna intelligenza creata può misurare la sapienza infinita del Creatore. Se Dio vuole una cosa, anche quando essa rimane misteriosa ai nostri occhi, la sua volontà possiede una ragione infinitamente superiore alla nostra.
SAN MICHELE NON COMPRESE TUTTO, MA RIMASE FEDELE
La grandezza di San Michele non consiste nell’aver ricevuto immediatamente tutte le spiegazioni. Consiste nell’essere rimasto fedele prima ancora di comprendere pienamente.
Egli riconobbe una verità fondamentale: Dio sa ciò che la creatura non sa. Dio vede l’intero disegno, mentre noi ne osserviamo soltanto un frammento.
San Michele non si limitò ad accettare passivamente la volontà divina. Si schierò dalla parte di Dio e combatté affinché quella volontà fosse rispettata. Fu così che divenne una fonte di sapienza per gli altri Angeli.
Con il suo esempio mostrò che la vera intelligenza non consiste nel pretendere di spiegare ogni mistero, ma nel riconoscere con umiltà i limiti della propria comprensione.
Lucifero, pur essendo dotato di un’intelligenza elevatissima, compì l’atto più irragionevole: non comprendendo il disegno di Dio, decise di ribellarsi. San Michele fece invece l’unica cosa veramente sapiente: si affidò a Colui che conosce ogni cosa.
CREDERE SENZA VEDERE
La risposta di San Michele richiama le parole rivolte da Gesù all’apostolo Tommaso. Tommaso non voleva credere alla Risurrezione senza aver visto il Signore. Quando finalmente si trovò davanti a Cristo risorto, credette. Gesù allora gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv 20,29).
La fede non è un sentimento vago. Non significa accettare qualcosa senza ragione o chiudere gli occhi davanti alla realtà. San Tommaso d’Aquino la definisce come «l’atto dell’intelletto che dà il proprio assenso alla verità divina per comando della volontà, mossa da Dio mediante la grazia» (Summa Theologiae, II-II, q. 2, a. 9).
Credere significa aderire alle verità rivelate da Dio perché è Dio ad averle rivelate.
Alcuni misteri sono superiori alla nostra ragione, ma non contrari ad essa. La fede non distrugge l’intelligenza: la innalza, permettendole di vedere ciò che, con le sue sole forze, non potrebbe raggiungere.
È come una luce che illumina un cammino altrimenti avvolto nella nebbia.
Non ci mostra necessariamente ogni dettaglio della strada. Ci permette, però, di continuare a camminare senza perdere la direzione.
QUANDO LA PROVA DIVENTA SCONFORTO
Questo insegnamento tocca direttamente la nostra vita.
Può accadere davanti a una malattia, a un lutto, a una preghiera che sembra non ricevere risposta, a una grave difficoltà familiare o a un’ingiustizia.
Può accadere anche osservando la crisi e la confusione presenti nella società e persino all’interno della Chiesa.
Vediamo fatti che ci addolorano. Assistiamo alla diffusione del peccato. Talvolta ci domandiamo perché Dio non intervenga immediatamente.
Non possiamo comprendere tutto.
Ma il fatto di non comprendere non ci autorizza a perdere la fede.
Se Dio permette una prova, esiste un disegno che spesso non siamo ancora in grado di vedere. Egli non ci chiede di negare il male o di diventare indifferenti. Ci chiede di continuare a compiere il bene, adempiendo con fedeltà i nostri doveri.
L’esempio di San Michele ci preserva perciò da due pericoli opposti.
Il primo è la ribellione: pretendere che Dio si giustifichi davanti a noi. Il secondo è la rassegnazione: smettere di lottare perché tutto sembra inutile.
San Michele non fece né l’una né l’altra cosa. Si affidò a Dio e combatté.
LA SAPIENZA CHE SOSTIENE NELLE ORE PIÙ DIFFICILI
La devozione a San Michele non elimina magicamente i problemi.
Può però ristabilire l’ordine nella nostra anima.
Quando siamo scoraggiati, tendiamo a guardare soltanto ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi. La sofferenza occupa tutto l’orizzonte e ci fa dimenticare che la Provvidenza continua ad agire anche nel silenzio.
San Michele ci riconduce alla domanda decisiva: «Chi è come Dio?».
Chi può conoscere il futuro come Lui? Chi può trasformare il male in un’occasione di bene? Chi può vedere la conclusione di una storia mentre noi ne stiamo vivendo soltanto una pagina?
Questa domanda non cancella il dolore, ma gli impedisce di diventare disperazione.
Anche quando le nostre preghiere sembrano inutili, anche quando gli sforzi non producono risultati visibili, anche quando la fedeltà appare più difficile, la grazia di Dio continua a sostenerci.
Proprio allora la nostra fede può diventare più pura.
È facile confidare in Dio quando tutto procede secondo i nostri desideri. La vera adesione alla sua volontà si manifesta quando continuiamo a servirlo senza aver ricevuto tutte le spiegazioni.
LA VITTORIA NASCOSTA NELLA FEDELTÀ
Nei momenti di sconforto possiamo fare nostra la sapienza di San Michele:
«Non comprendo tutto, ma so che Dio è Dio. Rimarrò fedele, continuerò a compiere il bene e non abbandonerò il mio posto».
Questa non è debolezza. È una forza spirituale capace di resistere anche alle tempeste più violente.
San Michele ci ricorda che l’ultima parola non appartiene alla confusione, alla sofferenza o al male. Appartiene a Dio.
Forse non vediamo ancora come Egli condurrà ogni cosa al suo compimento. Ma possiamo essere certi che nessuna prova affrontata nella grazia, nessuna preghiera sincera e nessun atto di fedeltà andranno perduti.
Quando tutto sembra crollare, l’anima che continua a ripetere «Chi è come Dio?» ha già cominciato a vincere.
Attribuzione immagine: Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro