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Come riconoscere e scacciare il demonio della discordia
Ti è mai capitato di assistere a un litigio nato quasi dal nulla?
Una parola fraintesa. Una dimenticanza. Un tono di voce interpretato male.
All’inizio sembra una cosa insignificante. Poi, improvvisamente, la tensione cresce. Le parole diventano più dure. Riaffiorano vecchie ferite. Due persone che fino a poco prima si volevano bene finiscono per comportarsi come nemici.
Quando accade, viene spontaneo domandarsi: è soltanto una reazione umana oppure qualcuno sta alimentando quella divisione?
NON OGNI LITIGIO VIENE DAL DEMONIO
Occorre anzitutto evitare un errore.
Non ogni contrasto è provocato direttamente da uno spirito maligno. La discordia può nascere da cause del tutto naturali: la stanchezza, un carattere difficile, un equivoco, una preoccupazione taciuta o una comunicazione poco chiara.
Siamo esseri umani fragili. Possiamo ferire gli altri anche senza volerlo e possiamo interpretare male parole pronunciate senza cattive intenzioni.
Monsignor Stephen Rossetti, sacerdote, psicologo ed esorcista statunitense, invita proprio a mantenere questo sano equilibrio. Prima di attribuire un conflitto all’azione del demonio, è necessario considerare le sue possibili cause naturali.
Esiste, tuttavia, un segnale che merita particolare attenzione: la sproporzione.
IL PRINCIPALE CAMPANELLO D’ALLARME
Un piccolo problema provoca una reazione enorme.
Un episodio quasi irrilevante diventa la causa di un litigio violento. Le parole oltrepassano rapidamente il motivo iniziale. La rabbia sembra impossibile da contenere e nessuno riesce più a ricordare perché la discussione sia cominciata.
È questa mancanza di proporzione a rappresentare uno dei principali campanelli d’allarme.
Non costituisce una prova certa dell’intervento di uno spirito maligno. Può però indicare che il demonio sta approfittando di una fragilità umana per amplificare il contrasto, confondere le persone e trasformare un semplice equivoco in una ferita profonda.
Il maligno, infatti, non ha sempre bisogno di creare qualcosa dal nulla. Spesso gli basta insinuarsi dentro una difficoltà già esistente, esasperandola.
Attribuzione immagine: Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro
• Una parola diventa un’offesa.
• Un disaccordo diventa un’accusa.
• Una debolezza diventa una colpa imperdonabile.
PERCHÉ SI PARLA DI “DEMONIO DELLA DISCORDIA”?
Gli Angeli furono creati da Dio per servirlo e per partecipare, secondo la propria missione, all’ordine e alla bellezza della Creazione.
Gli angeli ribelli, separandosi da Dio, hanno rivolto le proprie capacità contro quello stesso ordine. Non costruiscono più la concordia, ma cercano la divisione. Non conducono alla verità, ma alimentano la menzogna. Non favoriscono la pace, ma seminano sospetti e risentimenti.
Per questo alcuni esorcisti parlano di uno “spirito della discordia”: un demonio che agisce tentando di dividere ciò che Dio vuole unito.
La sua opera può manifestarsi nella famiglia, nelle amicizie, nelle comunità religiose e perfino negli ambienti dedicati all’apostolato. Ovunque esista un legame fondato sul bene, il maligno cerca una fessura attraverso la quale entrare.
IL MATRIMONIO È UNO DEI SUOI BERSAGLI
La discordia può diventare particolarmente dolorosa tra marito e moglie.
Il matrimonio sacramentale costituisce un vincolo consacrato da Dio. Proprio per questo può diventare un bersaglio privilegiato del tentatore.
Talvolta una coppia unita e fedele si trova improvvisamente travolta da discussioni sproporzionate. Questioni minime assumono dimensioni enormi. Ogni parola viene interpretata nel modo peggiore. I coniugi cominciano a guardarsi non più come alleati, ma come avversari.
Il rischio più grave arriva quando ciascuno smette di cercare la verità e desidera soltanto avere ragione.
È allora che la discordia trova spazio.
Riconoscere questo pericolo non significa negare i problemi reali della coppia. Significa comprendere che quei problemi non devono essere lasciati nelle mani di chi vuole usarli per distruggere l’unità familiare.
LA PRIMA RISPOSTA È LA PREGHIERA
Quando un contrasto appare inspiegabile e fuori misura, la prima cosa da fare è pregare.
Non servono necessariamente formule complicate. Puoi rivolgerti con semplicità al tuo Angelo custode: «Mio caro Angelo custode, spezza l’influenza dello spirito che vuole portare la discordia nella mia casa. Aiutami a ritrovare la pace, la verità e la carità».
L’Angelo custode non sostituisce la nostra volontà. Non ci dispensa dal chiedere scusa, dal controllare le parole o dal correggere i nostri difetti.
Ci protegge, però, nel combattimento spirituale. Illumina la mente, rafforza la volontà e contrasta l’azione di chi tenta di confonderci.
Più grave è il pericolo, più perseverante deve essere la preghiera.
LE GIACULATORIE CHE RIPORTANO LA PACE
Nei momenti di maggiore agitazione può essere difficile raccogliersi in una lunga preghiera.
In questi casi sono preziose le giaculatorie: brevi invocazioni ripetute con fede, quasi come frecce lanciate verso il Cielo.
Si può invocare Santa Teresa di Gesù Bambino, che visse la carità e la buona convivenza anche nelle difficoltà della vita comunitaria: «Santa Teresina del Bambino Gesù, aiutami».
Oppure ci si può rivolgere più volte al proprio protettore celeste: «Santo Angelo del Signore, mio zelante custode, intervieni».
La ripetizione umile di queste parole aiuta a sottrarre la mente al vortice della rabbia. Ci ricorda che non siamo soli e che la pace non dipende soltanto dalla nostra capacità di controllare una situazione.
PREGARE NON SIGNIFICA EVITARE IL CONFRONTO
Alla preghiera deve accompagnarsi la comunicazione.
Molte discordie crescono perché le persone non parlano oppure parlano soltanto quando sono ormai dominate dal risentimento.
Un problema che avrebbe potuto essere risolto con una breve conversazione si trasforma così in una montagna. Ciascuno immagina le intenzioni dell’altro, attribuendogli pensieri mai avuti e parole mai pronunciate.
Comunicare con sincerità può spezzare questo meccanismo.
A volte basta domandare: «Che cosa volevi veramente dire?». Oppure riconoscere: «Forse ho interpretato male le tue parole».
Sono frasi semplici, ma richiedono umiltà. E l’umiltà è una delle armi più efficaci contro il demonio, perché impedisce all’orgoglio di trasformare ogni divergenza in una battaglia.
LA DISCORDIA NON HA L’ULTIMA PAROLA
Il demonio tenta di convincerci che una relazione sia ormai distrutta, che una ferita non possa essere guarita e che chiedere perdono rappresenti una sconfitta.
Ma non è così.
Ogni volta che scegli la preghiera invece dell’ira, la verità invece del sospetto e il confronto sereno invece del silenzio ostile, chiudi una porta al maligno.
Non sempre la pace tornerà immediatamente. Alcune ferite richiedono tempo, pazienza e un cammino sincero di riconciliazione. Tuttavia, nessuna discordia è più forte della grazia di Dio quando gli uomini accettano di cooperare con essa.
Dove il demonio cerca di dividere, Dio può ricostruire.
E proprio nel luogo in cui sembrava ormai impossibile comprendersi può rinascere una concordia più profonda, più umile e più salda di prima.