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Esiste una musica angelica? Ciò che la fede ci permette di comprendere

Hai mai provato ad ascoltare un canto sacro e ad avere l’impressione che quella musica venisse da molto più lontano? Non semplicemente da un coro o da voci umane, ma da una realtà più alta, capace di raggiungere l’anima e di risvegliare in essa una nostalgia del Cielo.

La tradizione cristiana parla spesso del canto degli angeli. Le Sacre Scritture ci mostrano le creature celesti riunite nella lode di Dio. Numerosi mistici, inoltre, hanno raccontato di avere udito armonie di una bellezza impossibile da descrivere.

Eppure, sorge una domanda inevitabile: come possono cantare gli angeli, se non hanno un corpo, una voce o delle corde vocali?

UNA DOMANDA CHE RICHIEDE PRUDENZA

Quando si cerca di comprendere la musica angelica, è facile imbattersi in interpretazioni vaghe o legate alla spiritualità New Age.

Si parla di frequenze, vibrazioni ed energie cosmiche. Ma queste idee non appartengono alla fede cattolica e rischiano di trasformare gli angeli in presenze indefinite, molto diverse dalle creature personali e intelligenti descritte dalla Rivelazione.

Gli angeli sono puri spiriti: non possiedono un corpo come il nostro, non respirano, non muovono le labbra e non producono suoni attraverso organi materiali. Il loro canto, dunque, non può essere identico al nostro.

Questo, però, non significa che la musica angelica non esista. Significa piuttosto che dobbiamo comprenderla in un senso più profondo.

IL CANTO DEGLI ANGELI NELLA BIBBIA

Le Sacre Scritture sono attraversate dalla lode celeste.

Nella notte di Betlemme, una moltitudine dell’esercito celeste appare ai pastori e glorifica Dio: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». E nell’Apocalisse, san Giovanni contempla solenni liturgie celesti: angeli, santi e creature viventi elevano insieme una lode incessante davanti al trono di Dio.

La Bibbia utilizza parole e immagini comprensibili alla nostra esperienza. Ci parla di voci, inni e acclamazioni perché deve rendere percepibile una realtà che supera i nostri sensi.

Il canto degli angeli è quindi reale, ma non necessariamente materiale. È una lode spirituale, un atto di conoscenza e di amore rivolto a Dio con un ordine e un’armonia infinitamente superiori a quelli della musica terrena.

L’ARMONIA CHE MANIFESTA L’ANIMA

La musica umana può esprimere qualcosa di molto più grande di una semplice successione di note.

Pensiamo al canto gregoriano.

Ogni inflessione sembra nascere dalla parola che viene pronunciata. La melodia non cerca di attirare l’attenzione su sé stessa, ma conduce l’intelligenza verso il significato del testo: può comunicare venerazione, supplica, gioia, dolore o speranza.

Esiste poi una musica nella quale prevale la grande architettura dei suoni: l’ordine delle note, il loro rapporto reciproco, la costruzione armonica dell’insieme.

La musica angelica potrebbe essere immaginata come una sintesi perfetta di queste due dimensioni. Da una parte, un’armonia di incomparabile bellezza; dall’altra, la manifestazione limpida dell’interiorità di ogni angelo.

Non una musica che si limita a esprimere un sentimento, ma una lode nella quale l’intelligenza, l’amore e la contemplazione diventano un’unica armonia.

UNA “VETRATA MUSICALE”

San Tommaso d’Aquino parla della locutio angelorum, la comunicazione fra gli angeli.

Non si tratta di una conversazione composta da onde sonore. Gli angeli comunicano manifestando reciprocamente ciò che conoscono e contemplano, secondo un modo proprio della loro natura spirituale.

Riflettendo su questo mistero, Plinio Corrêa de Oliveira descrisse la lode celeste attraverso un’immagine particolarmente suggestiva.

Ogni angelo contempla e glorifica Dio secondo la propria perfezione, la propria missione e il proprio modo di riflettere la bellezza divina. Ciascuno possiede, per così dire, una sua tonalità spirituale.

Queste lodi personali non entrano in contrasto fra loro. Si uniscono in una grande armonia comune, come una vetrata che viene illuminata dal sole.

Ogni frammento di vetro riceve la stessa luce, ma la riflette con un colore diverso. Tutti i colori, riuniti, formano una sola immagine.

La musica angelica sarebbe allora una sorta di “vetrata musicale”: una lode molteplice e perfettamente ordinata, nella quale ogni angelo manifesta qualcosa della bontà, della sapienza e della maestà di Dio.

IL CANTO CHE PUÒ ESSERE ASCOLTATO

Rimane però una domanda: come hanno potuto alcuni mistici udire il canto degli angeli?

Dio può rendere percepibile ai sensi umani una realtà spirituale, può permettere che un’armonia superiore venga tradotta in suoni adatti alle nostre capacità.

Ciò che viene udito non esaurisce certamente la realtà angelica. Ne rappresenta piuttosto un riflesso, reso accessibile all’orecchio e all’immaginazione dell’uomo.

Come la luce divina può essere simboleggiata da una luminosità visibile, così la lode spirituale degli angeli può assumere, per speciale disposizione di Dio, la forma di una musica. Una musica che non nasce da corde vocali, ma da una realtà spirituale che Dio permette all’uomo di percepire.

LA VOCE DI UN SILENZIO SOTTILE

Un’immagine ancora più misteriosa si trova nel Primo Libro dei Re.

Il profeta Elia si trova sul monte Oreb, alla presenza del Signore. Sopraggiungono un vento impetuoso, un terremoto e il fuoco. Ma Dio non si manifesta in quelle forze sconvolgenti.

Poi arriva il «sussurro di una brezza leggera», espressione che può essere tradotta anche come la voce di un sottile silenzio. Ed è allora che Elia riconosce la presenza divina.

Alcune letture spirituali hanno intravisto in questo episodio l’azione delle creature angeliche: non soltanto nelle grandi manifestazioni della natura, ma anche in quella brezza quasi impercettibile che prepara l’incontro con Dio.

Esistono, infatti, silenzi che dicono più di molte parole.

Il silenzio raccolto di una chiesa.
Il silenzio davanti al Santissimo Sacramento.
Il silenzio del Sacro Volto impresso sulla Sindone.

Forse la musica angelica assomiglia anche a questo: non a un rumore che si impone, ma a un’armonia così pura da condurre l’anima verso il raccoglimento.

IL CANTO CHE TOCCÒ IL CUORE DI PAUL CLAUDEL

La musica sacra può diventare, sulla terra, una debole eco di questa armonia celeste. Lo mostra la conversione del poeta e diplomatico francese Paul Claudel.

Il 25 dicembre 1886, Claudel aveva diciotto anni e aveva ormai perduto la fede. Come molti intellettuali del suo tempo, considerava il cristianesimo incompatibile con la cultura moderna.

Dentro di sé, però, viveva una profonda inquietudine.

Quel Natale entrò nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Non lo fece per pregare, cercava soprattutto emozioni e suggestioni da utilizzare nei propri scritti.

Dopo la Messa solenne ritornò nella cattedrale durante i Vespri, e mentre si trovava vicino a una colonna, ascoltò il coro intonare il Magnificat. In quel momento accadde qualcosa che avrebbe segnato tutta la sua esistenza: «In un istante, il mio cuore fu toccato e io credetti».

Il canto non fu soltanto un’esperienza estetica. Attraverso quella musica, la grazia raggiunse un’anima che si credeva lontana da Dio. Claudel avvertì improvvisamente la certezza della fede e quella che avrebbe definito l’eterna innocenza di Dio.

UN’ECO DELL’ARMONIA DEL PARADISO

La musica terrena, anche quando è sublime, rimane limitata. Eppure, può sollevare l’anima, ricondurre i pensieri all’ordine e aprire una breccia nel cuore: può preparare l’uomo a ricevere la grazia.

Se un semplice canto intonato in una cattedrale poté accompagnare la conversione di Paul Claudel, possiamo appena intuire a quale bellezza appartenga alla lode del Paradiso.

Gli angeli non cantano come noi. Il loro canto è conoscenza, amore e adorazione. È l’armonia delle loro perfezioni rivolte verso Dio: è una lode senza distrazioni, stanchezza o dissonanze.

E forse, quando una musica veramente sacra ci commuove senza che sappiamo spiegarne il motivo, stiamo percependo qualcosa di quella patria lontana per la quale siamo stati creati.

Una piccola eco della musica del Cielo.

Attribuzione immagine: Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro