"Gli Angeli sono con noi" è un progetto dell’Associazione Luci sull'Est www.lucisullest.it
I QUATTRO MODI IN CUI IL TUO ANGELO CUSTODE CERCA DI SALVARTI DAL PECCATO
Hai mai pensato a cosa fa il tuo Angelo custode quando pecchi?
Rimane accanto a te… oppure si allontana?
È una domanda che molti si pongono.
Perché tutti sappiamo, almeno in teoria, che Dio ci affida un Angelo custode.
Ma cosa accade nel momento in cui una persona cade nel peccato?
L’Angelo resta?
Assiste in silenzio?
Oppure si allontana, disgustato dalle nostre azioni?
La tradizione spirituale cristiana offre una risposta sorprendente.
E, per certi aspetti, anche molto consolante.
IL MISTERO DELL’ANGELO ACCANTO AL PECCATORE
Spesso immaginiamo gli angeli solo accanto ai giusti.
Vicino ai santi.
Vicino a chi prega.
Vicino a chi vive una vita pura.
Ma la realtà è più profonda.
Secondo un antico insegnamento, il ministero degli spiriti celesti riguarda tre categorie di persone:
• i peccatori
• i penitenti
• i giusti.
E nei confronti dei peccatori — cioè di tutti noi quando cadiamo — gli angeli esercitano quattro azioni principali.
Non per abbandonarci.
Ma per tentare, fino all’ultimo, di salvarci.
1. L’ANGELO CERCA DI IMPEDIRCI DI PECCARE
Il primo compito dell’Angelo custode è sorprendente.
Cerca di impedirci di peccare quanto vorremmo.
Non sempre lo fa in modo visibile.
Molto spesso agisce attraverso eventi che sembrano casuali.
Un imprevisto.
Un ritardo.
Un ostacolo inatteso.
Nella Bibbia troviamo un episodio molto eloquente:
la storia di Balaam.
Quest’uomo stava andando a maledire Israele.
Ma lungo la strada un Angelo del Signore si pose davanti a lui con la spada sguainata.
Balaam non lo vedeva.
La sua asina sì.
Per tre volte l’animale deviò dalla strada, cercando di evitare l’angelo.
Solo alla fine Dio aprì gli occhi di Balaam e gli fece comprendere che il suo cammino lo stava portando verso il precipizio.
Quante volte anche nella nostra vita qualcosa si rompe, cambia, salta all’ultimo momento?
Forse non è sempre solo un caso.
2. L’ANGELO RIMPROVERA LA COSCIENZA DOPO IL PECCATO
Quando il peccato è ormai stato commesso, l’Angelo custode non smette di agire.
Inizia il secondo ministero.
Il rimprovero.
Non un rimprovero duro.
Ma quella voce interiore che chiamiamo coscienza.
È quel momento in cui il cuore si stringe.
In cui sentiamo di aver ferito qualcosa di più grande di noi.
La Scrittura racconta che un Angelo del Signore rimproverò Israele per la sua infedeltà.
E il popolo, ascoltandolo, alzò la voce e pianse.
Quel dolore non era disperazione.
Era l’inizio della conversione.
3. L’ANGELO COMBATTE I DEMONI PER NOI
Il peccato non è mai solo un atto umano.
È anche una battaglia spirituale.
Per questo il terzo ministero degli angeli consiste nel respingere le potenze demoniache.
L’Apocalisse descrive un’immagine potente:
un Angelo che scende dal cielo con una catena e incatena il serpente antico, cioè Satana.
Questo significa che, anche quando siamo deboli,
non siamo mai completamente soli nella lotta.
Il nostro Angelo custode continua a difenderci.
Anche quando noi stessi non ce ne accorgiamo.
4. A VOLTE L’ANGELO PERMETTE PROVE PER RICHIAMARCI
Esiste infine un quarto intervento.
Il più duro.
A volte gli angeli permettono o infliggono prove che scuotono il peccatore.
Non per distruggerlo.
Ma per salvarlo.
Nella Bibbia si racconta che un Angelo colpì l’esercito degli Assiri quando la loro arroganza si era ormai ribellata a Dio.
E nel secondo libro dei Maccabei un uomo chiamato Eliodoro, entrato nel Tempio per profanarlo, fu flagellato da esseri celesti fino a quando non comprese la gravità del suo gesto.
Non sempre queste prove sono punizioni.
Spesso sono ultimi richiami alla conversione.
L’ANGELO NON SMETTE DI CERCARTI
Alla luce di tutto questo emerge una verità profonda.
L’Angelo custode non ci abbandona semplicemente quando pecchiamo.
Continua ad agire.
Prima del peccato, cercando di impedirlo.
Dopo il peccato, parlando alla coscienza.
Durante la lotta spirituale, respingendo i demoni.
E talvolta permettendo prove che possono riportarci a Dio.
Il suo compito non è condannare.
È salvare l’anima affidata alla sua custodia.
E forse proprio nei momenti in cui ci sentiamo più lontani da Dio,
il nostro Angelo è lì…
più vicino di quanto immaginiamo.
Attribuzione immagine: Immagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro