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PERSEVERARE NEI COMANDAMENTI: I DUE CONSIGLI CHE SALVANO LA VITA INTERIORE

C’è una fatica che ogni cristiano conosce.

Non è soltanto capire che cosa sia il bene.
Il bene, spesso, lo conosciamo.

Il difficile è continuare a farlo.

Restare fedeli quando arriva la stanchezza.
Pregare quando il cuore è arido.
Vigilare quando la vita corre troppo veloce.
Perseverare nei Comandamenti quando tutto sembra spingerci altrove.

Eppure è proprio qui che si gioca la vita spirituale.

SENZA LA GRAZIA NON POSSIAMO PERSEVERARE

La dottrina cattolica insegna che nessuno può osservare stabilmente tutti i Comandamenti senza l’aiuto della grazia.

La buona volontà è necessaria, ma non basta.

La perseveranza nasce da Dio.

La grazia non è una semplice consolazione interiore. È la vita stessa di Dio comunicata all’anima.

Quando viviamo in grazia, Cristo vive in noi. È una presenza reale, attiva, capace di illuminare, correggere, sostenere e rialzare.

Ma questa vita può crescere oppure indebolirsi.

IL PRIMO CONSIGLIO: CUSTODIRE I MEZZI DELLA VITA INTERIORE

Dom Jean-Baptiste Chautard, nel suo libro L’Anima di ogni apostolato, offre un primo consiglio prezioso: usare fedelmente i mezzi che alimentano l’anima.

La preghiera del mattino.
La Santa Messa.
I Sacramenti.
L’esame di coscienza.
La lettura spirituale.
Un minimo di raccoglimento quotidiano.

Sono mezzi semplici, ma decisivi.

Senza di essi, il cuore si raffredda quasi senza accorgersene. La voce di Gesù diventa meno chiara. La coscienza si abitua alle piccole infedeltà.

E i peccati veniali si moltiplicano, mentre l’anima perde poco a poco il gusto delle cose di Dio.

FERMARSI PER ASCOLTARE LA VOCE DI DIO

Per questo è necessario fermarsi.

Alla fine della giornata, invece di riempire subito il silenzio con rumori, immagini e distrazioni, l’anima dovrebbe chiedersi davanti a Dio:

Oggi dove ho mancato?
Dove ho ceduto all’orgoglio, all’impazienza, alla pigrizia, alla mancanza di carità?
Dove il Signore mi ha chiamato e io non ho risposto?

Questo esame non serve a scoraggiarsi.

Serve a restare svegli.

LA TENTAZIONE DI FARE MOLTO E AMARE POCO

C’è poi una tentazione sottile: coprire la povertà interiore con molte attività esteriori.

Si può fare apostolato.
Si possono compiere opere buone.
Si può parlare di Dio.
Si può difendere la fede.

Ma se l’unione con Cristo si indebolisce, anche le opere più generose rischiano di perdere la loro sorgente.

La sorgente deve restare più importante del fiume.

IL SECONDO CONSIGLIO: NON È MAI TROPPO TARDI PER RICOMINCIARE

Il secondo consiglio di Chautard è pieno di speranza.

Qualunque sia lo stato in cui un’anima si trovi, se vuole pregare e diventare fedele alla grazia, Gesù le offre tutti i mezzi per ritornare a una vera vita interiore.

Questa è una grande consolazione.

Non è mai troppo tardi per ricominciare.
Non esiste età in cui Dio non possa ancora operare.
Non esiste stanchezza che la grazia non possa visitare.
Non esiste tiepidezza che il Signore non possa trasformare.

A volte l’anima pensa di essere ormai troppo lontana.

Troppo distratta.
Troppo abituata a cadere.
Troppo fragile per cambiare davvero.

Ma Gesù non abbandona chi desidera tornare a Lui.

LA GRAZIA PRECEDE SEMPRE IL NOSTRO RITORNO

Se una persona è ancora viva, significa che Dio ha ancora un disegno su di lei.

Anche a ottant’anni.
Anche dopo molte cadute.
Anche dopo anni di freddezza.

La perseveranza non nasce dal sentirsi forti.
Nasce dal tornare ogni giorno alla grazia.

Pregare.
Rialzarsi.
Confessarsi.
Fare silenzio.
Ascoltare la voce di Dio.
Custodire un piccolo spazio interiore dove Cristo possa ancora parlare.

Così la vita cristiana non diventa uno sforzo disperato, ma un cammino accompagnato.

La Madonna custodisce l’anima.
Gli Angeli la assistono.
La grazia la precede.
Cristo continua a chiamarla.

Attribuzione immagineImmagine AI generata con ChatGPT di OpenAI, modificata con Canva Pro